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08-12-2018

Pregare per le vittime della nostra religione: l’inganno o la perversione?

         Il governatore della provicia di Dar es Salaam in Tanzania, il fervente cristiano Paul Makonda, ha iniziato la caccia alle persone omosessuali. Incita la popolazione, già in sé assai “consumata” da odiosi sentimenti omofobici, a denunciare alla polizia qualsiasi omosessuale sospetto e promette di far ordine con questi individui malati e perversi in non più di una settimana. Purtroppo la risposta della gente è “fervente”, sono più che assidui nelle denunce di sospetti, fantasmi o semplici pregiudizi verso qualcuno. Il governatore vincente assicura di avere già i primi cento nomi e a tutti i denunciati impone gli esami anali di presunta omosessualità (ormai ritenuti tortura dagli organismi dell’ONU), che di regola hanno un esito positivo. Ai colpevoli aspetta la pena prevista dalla legge di trent'anni di prigione, durante la quale si applicheranno le “cure” alla vergognosa deformazione. Lui, l’autorità democraticamente eletta, non nasconde la nobile ragione della persecuzione. Senza peli sulla lingua annuncia che la fa per una ragione di massima importanza: “per non offendere a Dio”! Spiega che l’essere omosessuale è contrario ai valori tradizionali delle due religioni dei tanzaniani, la musulmana e la cristiana. In nome della religione e in nome di Dio fa ordine nella società, ripulendola dagli individui, che non sono degni di questa società rispettosa di Dio e di religione.

 

         Certi gruppi di cattolici progressisti, tutto sommato sensibili ai diritti umani, hanno lanciato appelli di preghiera per gli omosessuali tanzaniani. Sembra un’espressione nobile di senso di giustizia e di compassione, però mi permetto di dissentirne e di riflettere su ciò che è il nostro reale dovere morale davanti a un’atroce bestialità promossa anche in nome della nostra religione. La situazione infatti è inumana: un’autorità civile in nome delle convinzioni religiose perseguita le persone non eterosessuali sulla base del loro orientamento sessuale. Tutte le religioni implicate lo approvano con il silenzio: almeno la mia religione cattolica lo fa. Anzi nella sua posizione, mai modificata dal “gay-friendly” Francesco, ritiene che le autorità civili hanno diritto di discriminare e limitare diritti e la libertà dei soggetti omosessuali ritenuti pericolosi, mentre tutti i cattolici hanno obbligo di opporsi pubblicamente e chiaramente a qualsiasi concessione all’omosessualità, che non può essere moralmente permessa. I cattolici devono fare il possibile che tutto ciò che moralmente non permesso diventi una legge civile e sociale. Non c’è dubbio che la bestialità viene fatta e autorizzata in nome della religione e quest’ultima non ha diritto di giustificarsi di non saperlo, d’ignorarlo o di non volerlo. Ripeto: almeno la dottrina cattolica della mia chiesa, se la si conosce bene, giustifica e incoraggia le attività criminali, come quella del governatore tanzaniano. Il papa Francesco non ha cambiato nulla e il suo nunzio in Tanzania non ha presentato alcuna nota diplomatica in difesa di diritti umani di uomini e donne esposti a trent'anni di carcere per il fatto di essere gay. Non potrebbe farlo, perché dovrebbe agire contro la dottrina, le leggi e la politica della nostra chiesa. Il silenzio acconsente.

 

         Ora alcuni nobili cattolici, più coscienti del terrore e dell’orrore di ciò che succede, promettono le preghiere per le vittime. Solo che in ultima analisi, sono le vittime della stessa religione, che quei cattolici rappresentano. Certo: non è la “santa inquisizione” della chiesa a perseguitare, ma il “braccio secolare” di turno sollecitato degli interessi religiosi. In quel contesto è facile nascondere o banalizzare la responsabilità della religione, anche se il governatore di Dar es Salaam ha espresso chiaramente la ragione religiosa della “pulizia gay” e la religione tace, ammette e dona appoggio al criminale. Immaginiamo che la chiesa cattolica, sollecitata dai cattolici, reagisse pubblicamente contro, con la sua autorità mondiale (specialmente in Africa) disautorerebbe facilmente la persecuzione. Ma la religione del papa Francesco non lo fa né pensa di farlo, perché appoggia perfidamente e discretamente la persecuzione, che è l’unica via per non arrivare a riconoscere mondialmente i diritti umani delle persone LGBTIQ, come sta succedendo in Occidente contro il volere della chiesa cattolica.

 

         In quel perfido scenario le preghiere dei cattolici progressisti possono far capire due cose: o l’inganno da parte dei cattolici rispetto alla responsabilità della loro chiesa o un’ulteriore perversione religiosa. Noi, cattolici, abbiamo solo l’obbligo d’esigere urgentemente dalla nostra chiesa il rifiuto e la condanna pubblica di persecuzioni contro i diritti umani degli altri, e se il governo della chiesa non ascolta avremmo semmai il dovere di abbandonarla per non appoggiare con la nostra appartenenza religiosa le persecuzioni. In assoluto non abbiamo diritto morale di confonder gli altri con le nostre preghiere. Siamo noi tutti, per quanto battezzati, responsabili delle persecuzioni autorizzate e giustificate dalla nostra religione. Quello che succede è che la nostra religione “con guanti di seta” ha preparato la camera di torture per una categoria di persone innocenti e noi, religiosi come siamo, preghiamo assiduamente affinché i torturati dentro si sentano bene.

 

         Dopo l’attentato in un bar della California nel novembre 2018, una madre disperata, che ha perso il figlio, ha fatto appello all’opinione pubblica di smettere di offrirle preghiere, esigendo l’azione: non voglio le vostre preghiere, esigo il controllo delle armi, perché mio figlio non è tornato a casa a causa dell’inazione di questa società (tutta “orante”). Anch’io dico ai cattolici e alle cattoliche: non voglio le vostre preghiere, esigo la vostra conversione: con la vostra appartenenza alla religione firmate le atrocità fatte in nome della vostra religione. Esigo la conversione della vostra chiesa, una propagatrice, perfidamente silenziosa, di terrore omofobico non solo in Tanzania. Pensate che la chiesa non è tanto bestiale? Per non esserlo, basta che condanni con celerità il terrore fatto nel suo nome! E se non lo fa...