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16-10-2018

Chi non ha capito la “riforma” di papa Francesco?

1. Papa Francesco trova nella chiesa due reazioni, che sembrano opposte e contrastanti, ma che in realtà si completano o addirittura equivalgono. Vediamo in concreto:

La prima reazione è dei cattolici e degli ambienti ecclesiali, che semplificando vengono descritti come conservatori, tradizionalisti, di destra, ultra, cattotalebani. È la reazione dell’odio verso papa Francesco, accusato di essere traditore della vera fede morale patriarcale, androcentrica/misogina e omofoba. Gridano contro di lui, auspicano la sua morte, denunciano lo scandalo delle sue eresie... Di solito sopportano la loquacità con un livello piuttosto basso o almeno discutibile di argomenti, ma con molta “passione” per il vero potere della chiesa (la verità della forza, non la forza della verità), che vedono in pericolo.

La seconda reazione è dei cattolici e degli ambienti ecclesiali, che – sempre semplificando – sono ritenuti progressisti, riformatori, di sinistra, che fanno prevalere la giustizia alla cieca sottomissione. La loro reazione è d’ammirazione incondizionata per le efficaci riforme d’amore e di misericordia promosse dal papa Francesco. Invitano a non disturbare, ma aspettare con pazienza il procedere di quelle riforme secolari.

Per il primo gruppo le riforme di papa Francesco sono un nocivo disastro, per i secondi sono il salutàbile rinascimento ecclesiale. In una cosa sono d’accordo ambedue: sono d’accordo sul fatto che le riforme sono reali, toccano l’essenza della realtà della chiesa e dei suoi secolari mali. Sia per gli uni che per gli altri non esiste un’ombra di dubbio sul fatto che papa Francesco sta riformando, sta cambiando per il bene o per il male, ma il cambio è reale. Sarebbe infondata, pertanto, la necessità di verificare razionalmente e concretamente i termini e le dimensioni reali di questa riforma.

Mentre analizzando più da vicino il pontificato di papa Francesco, contrariamente a questa convinzione di ambedue tendenze, ci viene da riflettere se la riforma è reale, se tocca effettivamente l’essenza corrotta della realtà ecclesiale o offre piuttosto cambi laterali, secondari e frammentari. Se fosse vera la seconda opzione, tutta la lotta tra gli immaginari tradizionalisti e altrettanto immaginari progressisti sarebbe solo una farsa.

2. Bisogna tranquillizzare i cattolici conservatori che in realtà papa Francesco non ha cambiato nulla delle nocive posizioni della chiesa contro le donne o contro i gay e non intende farlo per niente. Lo ha confermato espressamente in varie occasioni. In realtà, con la sua postura “accogliente e positiva” lui aiuta a mantenere l’irremovibile sistema misogino e omofobo, perché lo nasconde perfettamente. Così aiuta la chiesa a sopravvivere in un mondo, in cui normalmente si chiede conto del dovere di rispetto dei diritti umani non solo delle donne o dei gay. I cattolici conservatori dovrebbero essere fieri del papa. Nell’attuale contesto culturale e conoscitivo gli argomenti della chiesa contro le donne e contro i gay non reggono più e la chiesa avrebbe il dovere di rivederli urgentemente, decisione che nel sistema del potere ecclesiale ha bisogno di un imput, un permesso del papa. Il papa invece di avanzare con questo tipo di revisione riformatrice, sta coprendo il sistema con le emozioni, attraverso le parole accoglienti alle persone – vittime di quel sistema. È un’opera maestra di sopravvivenza di un regime ideologico globalizzato, come è la nostra chiesa. Ripeto invitando a usare la sana ragione: i conservatori dovrebbero essere grati per la perspicacia del papa e della sua lungimirante strategia.

Al contrario, bisognerebbe aiutare a uscire dalla tranquillità i cattolici riformatori affinché riflettano se viene realizzata la promessa coraggiosa e radicale del principio del pontificato di una chiesa che prima di ripetere le condanne, studierà nuovamente la realtà già condannata. Bisogna verificare che succede quando  papa Francesco, invece di stare nel silenzio su tutto ciò che è già condannato, ribadisce ciecamente e senza alcuna verifica le antiche e apodittiche “dottrine” contro l’identità delle donne o dei gay. Bisogna ricordare il pericolo reale: quando uno ha convinto tutti di svegliarsi ogni mattina presto, poi può dormire tutto il giorno, mentre tutti ormai credono che non è dormiglione. Quando uno ha convinto l’opinione pubblica di essere e di attuare giustamente, tutti lo crederanno quando effettivamente ometterà di fare il giusto e lascerà sopraffarsi dal sistema corrotto.

Prima di osannare bisognerebbe anche verificare sempre quali strumenti per verificare la vera situazione del Vaticano abbiamo a disposizione. Non ho dubbi che all’opinione pubblica  sfuggono molte cose proprio perché è il sistema di non trasparenza e d’omertà che costituisce il potere della corporazione clericale nella nostra chiesa. Infatti, valutiamo il papa in base ai suoi discorsi pubblici, quelli odiosamente rifiutati dai conservatori, ma che non cambiano nulla d’essenziale nel sistema della chiesa. Lo valutiamo in base a certi provvedimenti, che sono lontani da essere coraggiosi atti di una riforma urgentemente necessaria. Gli esempi non mancano: il papa permette che sia ogni prete a assolvere l’aborto di una donna e non solo il vescovo, come finora, ma mai ha riflettuto sul conflitto di diritti umani che sta dietro il dramma dell’aborto, e sulla responsabilità della sua chiesa di usare l’aborto come arma con cui dominare la donna. Il papa cambia giustamente e finalmente la vergognosa dottrina cattolica che giustifica la pena di morte, ma mai ha toccato il problema di fondo: la possibilità di cambiamento che deve riguardare urgentemente molti altri ambiti della vita umana, calpestati dalla religione in nome del suo potere. Il papa convoca i sinodi per affrontare i ritardi della chiesa nella comprensione della sessualità e della famiglia e invece di riformarlo con la sua autorità e fedele alla verità dei fatti, senza badare a chi lo minaccia con la morte, lui si limita a riconfermare la confusione dello status quo dell’annosa questione dei divieto clericale di comunione per le persone felici nelle seconde nozze (certo con un fiume di parole dolci, buone e...lontane dalla realtà). Ci dice che lo fa per il rispetto della sinodalità della chiesa, a cui lui non vuole imporre se stesso, però non cambia la legge canonica che riserva a lui il potere assoluto nelle questioni dottrinali, che ora per amore della verità avrebbe dovuto usare. Lui promuove la sinodalità, però, quando i vescovi tedeschi risolvono il caso della comunione nelle famiglie interconfessionali, in accordo con l’attuale diritto, ma interpretandolo nuovamente, il papa blocca tutto discretamente, ma effettivamente. Bisogna che i cattolici progressisti siano prudenti nel dare la testa per l’altro. In realtà non hanno la minima idea di ciò che succede in Vaticano, mentre difendono il papa, come se tutto fosse trasparente nel suo agire e nell’agire dei collaboratori da lui scelti (non mi si dica che neanche può cambiare nessuno).

3. Il peccato moderno sia nella società che nelle religioni è che non affrontiamo i veri problemi nella loro radice, nelle loro vere cause, ma con furbizia politica li scambiamo e sostituiamo con i problemi secondari e frammentari, che non risolvono nulla dell’essenza dei problemi veri di cui soffre l’umanità, ma sono capaci a coprire e accantonare i veri problemi. È la tattica della neutralizzazione delle vere riforme. Le vere riforme creano sempre nemici, che possono essere molto pericolosi fino a togliere la vita al riformatore, ma la radicalità evangelica non dovrebbe avere paura della morte. Mentre le false riforme creano pure i nemici, solo che immaginari e indegni, non importa se progressisti o tradizionalisti. Quelle vere riforme nella storia dell’umanità non dipendono dal permesso dei nemici, ma dal coraggio di proporre radicalmente la difesa della verità, che non c’è.

Succede un miracolo “cattolico”: tutti potrebbero darsi la mano. I conservatori odiano il papa e i progressisti adorano il papa per lo stesso motivo immaginario: le sue riforme. Né gli uni né gli altri si domandano se le riforme sono vere e essenziali o secondarie e prive d’importanza, ma capaci di dare l’impressione che si cambi tutto.

Possiamo riconciliarci con la realtà. Siamo nell’era triste del “cambiare tutto per non cambiare niente” e pertanto i conservatori non hanno ragione di condannare il papa, né i riformatori di lodarlo.

Tranquillizzatevi tutti, state collaborando tutti nel marasma farisaico della chiesa!