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05-09-2018

2/3 Perchè il Vaticano silenzia le parole di papa Francesco?

            Nel volo da Dublino (26.08.2018), il papa Francesco ha risposto al giornalista che gli chiedeva un consiglio per i genitori delle persone omosessuali. Ha detto:

“Sempre sono stati gli omosessuali e le persone con tedenze omosessuali. Sempre. Dicono gli sociologi, non so se è vero, che nei tempi di cambiamenti di epoca crescono alcuni fenomini sociali, etici. Uno di loro sarebbe questo. Questa è opinione di alcuni sociologi.

La tua domanda è chiara: cosa io direi a un papa che vede che il suo figlio o sua figlia ha quella tendenza, io direi primo pregare; preghi; non condannare, dialogare, capire, fare spazio al figlio e alla figlia, fare spazio perchè si esprimi.

Poi, in quale età si manifesta questa inquietudine del figlio, è importante. Una cosa quando si manifesta da bambino, ci sono tante cose da fare con la psichiatria, per vedere come sono le cose.

Un altra cosa quando si manifesta un po’ dopo 20 anni o cose del genere. Ma io mai dirò che il silenzio è un rimedio. Ignorare un figlio o una figlia con tendenza omosessuale è mancanza di paternitatà e maternità. Tu sei mio figlio, mia figlia, come sei. Io sono tuo padre, tua madre, parliamo. Se voi, padre, madre, no ve la cavate, chiedi aiuto, ma sempre nel dialogo, sempre nel dialogo, perchè quel figlio e quella figlia ha diritto a una famiglia. E la famiglia è questa che è. Non cacciarlo via dalla famiglia. Questa una sfida seria, ma che fa la paternità e maternità” (la trascrizione mia dalla video-registrazione del 26.8.2018).

 

             1. È una risposta importante, perché viene dal capo di una delle maggiori e più influenti Chiese mondiali; viene da uno dei più importanti leader religiosi della Terra. Essa rivela ciò che il papa sa e ciò che pensa, ma anche rivela il sapere e il pensiero della Chiesa cattolica su un tema fondamentale per l’antropologia e la vita di milioni di persone.

            Sin dal principio apprendiamo cose importanti: il papa ci fa capire che esistono “gli omosessuali” e “le persone con tendenze omosessuali”. Sono due categorie distinte, che costituiscono una “trovata” delle scienze psicologiche vigenti nella Chiesa cattolica. Ed è bene che il papa ci ricorda quelle due figure, perché esse nelle scienze moderne generalmente non esistono. Esistono solo uomini e donne d’orientamento omosessuale, che possiamo chiamare “gli omosessuali”, mentre dobbiamo evitare di ascriverli “una tendenza”, come se la loro sessualità fosse una condizione acquisita, aggiunta o comunque esteriore alla loro identità (anche gli eterosessuali sono semplicemente “eterosessuali” e non portatori di una tendenza, come se fosse un handicap). Nello stato attuale del sapere umano (quello serio) non si dà la distinzione tra “omosessuali” e “quelli con tendenza omosessuale”. Perciò la “rivelazione” del papa è importante per il sapere umano: potrebbe essere il contributo delle scienze cattoliche per identificare quei due tipi che “sfuggono” attualmente agli uomini e donne di scienza fuori della Chiesa.

            Diremmo di più, il papa non fa neanche una grande “rivelazione”. Lui riporta solo la “dottrina cattolica” insegnata autorevolmente dal documento Persona humana (n. 8) del 1975 e ribadita dalle ufficiali istruzioni di papa Benedetto nel 2005 e sue proprie – del papa Francesco! – nell’anno 2016. In questi documenti la Chiesa – con insistenza sua propria e in aperto contrasto con l’attuale stato della scienza – continua distinguere gli “omosessuali”, con i quali non si può fare più nulla (possiamo dire: una tendenza radicata troppo), da quelle “persone con una tendenza omosessuale”, che con qualche sforzo si potrebbe anche superare, curare o comunque almeno neutralizzare sotto il velo del silenzio. È il primo dato della risposta del papa nel volo di Dublino: sconvolgente insistenza su un’aberrante falsità che serve alla Chiesa per giustificare (intelligibilmente) la sua dottrina di “innaturalità” dell’omosessualità. Finora il papa non ha avuto onestà intellettuale né radicalismo evangelico per obbligare i suoi collaboratori di verificare quel dato e – se non fosse più vero, come poteva sembrare in passato –, di correggerlo e di riformare le altre aberrazioni ecclesiali che sono la sua logica conseguenza o almeno vengono autorevolmente appoggiate da quella falsità. Mentre lui ripete quella banale scorrettezza, come se fosse dato acquisito se non dalla rivelazione divina, almeno del sapere umano.

 

            2. La seconda informazione del discorso è il ricordo di ciò che “dicono alcuni sociologi, ma lui – il papa – non sa se è vero” e lo ricorda come un’opinione altrui. Ci chiediamo e umilmente lo chiediamo al pontefice: perché proporre opinioni, di cui veradicità non si aveva tempo di verificare? Perché? Non sappiamo se è vero, però comunque è stato già comunicato da un leader morale mondiale, che tiene un eco in tutto il mondo e ha un influsso immenso sulle coscienze e sulle società. Non sappiamo se è vero, ma comunque è stato usato per attenuare il “problema omosessuale”, inquadrandolo come un fenomeno sociale e etico passeggero, che “cresce nei tempi di cambiamenti di epoca” e possiamo suppore che poi sparisce, si ridimensiona, torna allo stato precedente, allo stato dell’armadio secolare, che tanto conviene alla Chiesa. Il papa non sa se quella teoria sociologica dei fenomeni “particolari” cresciuti nei tempi di cambio è vera, però sa che uno di fenomeni implicati nella teoria è l’omosessualità. Sappiamo, dunque, che l’omosessualità va inquadrata tra quei fenomeni che vengono posti in atto nei tempi di cambi d’epoca. Ci muoviamo nell’ottica di “scelta”, di “decisione” da parte di chi pone in atto un fenomeno, come se l’omosessualità fosse una scelta dei tempi di cambio, che sparisce nei tempi più “ordinari”.

           È un primo indizio del tutto negativo circa la visibilità dell’omosessualità. È una discreta stigmatizzazione, attenuata da “non so se è vero”, ma ormai diffusa mondialmente. Se colleghiamo due prime frasi del pontefice, la sua mens sarebbe: sempre sono stati questi tipi di persone, ma solo nei tempi di cambio diventavano un problema visibile (per esempio, esigendo i propri diritti e il rispetto della loro identità), altrimenti stavano zite e nascoste, come deve essere, ma aggiungiamo che non sappiamo se tutto ciò è vero. Dunque torniamo alla domanda: perché dal piedestallo di un leader morale mondiale creare una tale confusione cognitiva nelle persone, che si fidano della sua autorità e la obbediscono? Perché? Forse per continuare a stigmatizzare in maniera subdola la minoranza omosessuale?

 

          3. La parte della risposta pontificia che nell’opinione pubblica ha suscitato più scalpore, sdegno, rifiuto e condanna, qualificata come irresponsabile, pericolosa e dannosa è quella dove il papa di nuovo offre delle distinzioni. Questa volta distingue tra un minorenne gay e un adulto gay e consiglia di portare il bambino omosessuale da un psichiatra. In termini meno rozzi diremmo: stabilisce connessione tra l’omosessualità e le scienze psichiatriche. Come si vede, il papa nel suo consiglio pastorale a un genitore della persona omosessuale, non si distacca da un background scientifico. Nella sua riflessione tutto il pensiero si basa su una “solida” base scientifica, che vuol dimostrare che il pensiero cattolico è razionale e coerente con le scienze.

          È quel consiglio (pastorale-scientifico) che non è stato sopportato dall’opinione pubblica mondiale. Leggendo la risposta del papa la gente si è sentita offesa da ciò che generalmente ritiene di essere l’ignoranza circa l'omosessualità. È l’opinione pubblica dell’anno 2018, che ormai in buona parte ha assodato che l’omosessualità non è una malattia o un trastorno psicologico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha tolto l’omosessualià della lista delle malattie (nel 1990 e nel 2018 ne ha tolto anche la transessualità), comprendendo che non ci sono ragione scientifiche per poter considerare l’orientamento sessuale (e l'identità del genere) come una malattia, un disturbo psicologico o una mancanza di necessario sviluppo con la conseguente immaturità psicologica o sociale. Ora sentire dal papa che dell’omosessualità dovrebbe occuparsi il psichiatra (o psicoanalista), come se fosse una non-naturalità da indagare, suscita reazioni simili a quelle quando un leader religioso annuncia che la Terra in realtà non si muove. Solo che il presente pronunciamento è più grave delle “correzioni” religiose dell’astronomia. Si tratta delle vite umane nei suoi nodi più intimi e spesso fragili in un mondo omofobico. Si tratta dell’identità sessuale delle persone, per di più minorenni d’età. Si tratta di una questione che ha provocato e continua provocare sofferenza, dolore e morte in moltitudine di persone, che comunque rimangono una minoranza spesso senza voce, silenziata e offesa, sottoposta a pregiudizi e falsità, indifesa, soffocata e perciò anche vulnerabile. Si tratta di vita di una parte dell’umanità che con un immenso sforzo sta ricuperando la propria dignità e visibilità, e comincia la vita serena là dove la loro identità e i loro diritti sono finalmente riconosciuti o in via di pieno riconoscimento, che è un processo storico tremendamente sofferto e lungo. Perciò è grave quando l’autorità morale della Chiesa con leggerezza ignora la conoscenza scientifica e insiste: “per noi la Terra continua immobile!”, ovvero: “Noi, la tua Chiesa, ti vogliamo bene e abbiamo molti consigli per la tua vita, ma devi saper seguire lo stato di sviluppo della nostra scienza e non provare a ribellarti, non devi insistere (che la Terra si muove) e che la tua identità omosessuale non è più un mistero, come nel passato era anche per le scienze, ma è un sano orientamento sessuale e costituisce la tua via di essere realizzato, felice e amato. Noi abbiamo deciso di non accettarlo”. Questa arrogante posizione religiose, che schiva l’oggettiva confrontazione scientifica, è profondamente ingiusta e una buona parte dell’opinione pubblica è sensibile a delle ingiustizie del genere.

            Proprio oggi sul campo di questa battaglia per l’umanità rimane un potente leader religioso, che non vuol confrontarsi con le conoscenze umane sulla sessualità e l’innocente ragazzo americano, che giusto questi giorni si era tolto la vita, perché non ha sopportato le persecuzioni nella sua scuola per il fatto di essere gay. Nel campo di battaglia rimane la prepotenza mediatica della Chiesa cattolica e la vittima dell’ignoranza omofobica, mantenuta e fomentata oggi principalmente dalle religioni. Rimane il potere di Francesco e l’innocenza indifesa di minorenne Jamel Myles e di molti altri, che soffrono fino a preferire la morte alla violente menzogna organizzata dagli altri in questa vita...

 

           4. Il Vaticano, però, nella trascrizione della risposta del papa ha cancellato “psichiatria”. Con la responsabilità di un credente dobbiamo chiederci: perché il Vaticano ha silenziato le parole del papa? Perché ha cancellato l’importante riferimento? Perché ha travisato un consiglio nella questione così delicata e decisiva, che d'altronde ha provocato mari di sofferenze e di morte? Per dirlo in altri termini: come si permette la burocrazia vaticana a correggere la mens del Sommo Pontefice, maestro universale delle verità assolute della morale?

           Inoltre, ci chiediamo sul perché della correzione vaticana, se il papa ha riferito solo una connessione che è in realtà promossa dal Vaticano, dalla dottrina pubblica e dalle leggi vigenti della Chiesa: la connessione tra l’omosessualità e la sua cura con l’aiuto delle scienze psichiatriche o, più in generale, l’identificazione dell’omosessualità con un difetto da curare.

           Infatti, il papa nel suo riferimento alla psichiatria non dice nulla di nuovo rispetto a ciò che tutti i battezzati e le battezzate hanno dovere d’obbedire. Dobbiamo richiamare almeno alcuni di quei dannosi pronunciamenti normativi della Chiesa (vigenti, mai revocati), che sono il nocciolo della sua omofobia istituzionale:

- 1972, documento Persona humana. Come accennavamo, distingue gli omosessuali la cui tendenza è acquisita da: falsa educazione, mancanza di evoluzione sessuale normale, abitudine contratta, cattivi esempi o altre cause analoghe, e perciò è transitoria o, almeno, non incurabile (n. 8, sic!). Dunque sono le tendenze problematiche, perfettamente sommettibili alle terapie riparative o ad altri aiuti psicologici, psichiatrici o psicoanalitici. È la base scientifica della posizione morale della Chiesa, che essa non intende a correggere, perché la obbligherebbe a cambiare tutta la sua posizione circa l’omosessualità.

- 1986, Lettera Homosexualitas problema. Qui la tendenza omosessuale è definita come “una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo; è pertanto l’inclinazione oggettivamente disordinata”; “la tendenza omosessuale è un disordine oggettivo” (n. 3). Non è qualcosa di naturale e accettabile nella sessualità, ma distorto rispetto al “sano ordine della natura”. Non è vero che la Chiesa condanna gli atti omosessuali, ma non le persone omosessuali: qui le persone sono condannate (qualificate moralmente) a essere portatori di una tendenza non sana, disordinata, cattiva in sé. “L’inclinazione oggettivamente disordinata” definisce la persona omosessuale in sé, cioè anche la persona che mai non ha avuto esperienza né dell’amore né degli atti sessuali propri del suo orientamento sessuale. La sua tendenza è cattiva.

- 1992, Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali. Qui in termini pratici si esplicita che la discriminazione in base alla tendenza sessuale non è ingiusta (= è giusta). È moralmente permesso che la persona omosessuale sia discriminata ed esclusa nella: collocazione di bambini per adozione o affido (anche dei propri figli!), nell’assunzione di insegnanti o allenatori di atletica, nel servizio militare, etc. (n. 11). Si stabilisce che i fondamentali diritti al lavoro, all’abitazione e gli altri diritti umani non sono assoluti e possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato e devono essere limitati obbligatoriamente nel caso di azioni di persone fisicamente o mentalmente malate. Lo Stato può restringere l’esercizio di tali diritti, per esempio, nel caso di persone contagiose o mentalmente malate, allo scopo di proteggere il bene comune, perciò lo può fare anche nei confronti delle persone omosessuali (n. 12). Un gay, perché gay, può essere privato del lavoro e dell’abitazione, rifiutato dal servizio militare o dal ministero ecclesiale sulla sola base della sua identità omosessuale. Soprattutto va escluso il suo contatto con i bambini, come padre, maestro, professore, allenatore, prete, supponendo (senza spiegarlo chiaramente) che la ragione è il pericolo che la persona omosessuale comporta per i minorenni. Per la Chiesa un gay o una lesbiana può e, in varie circostanze, deve essere giustamente discriminat@. I casi concreti di giuste discriminazioni qui elencati sono solo degli esempi, che non escludono molti altri campi di “giusta discriminazione” promossa dalla Chiesa cattolica.

- 2005, Istruzione stabilisce che le persone omosessuali non possono essere sacerdoti, perché si trovano in una situazione che ostacola gravemente un corretto relazionarsi con uomini e donne (n. 2) e perciò nella vita non possono raggiungere mai la maturità affettiva, necessaria per il sacerdozio, che rende capace di porsi in una corretta relazione con uomini e donne (n. 1). “Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere chiaramente superate (cioè curate) almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale” (n. 2). Qui non si rifiutano le persone in base a loro atti (gli atti omosessuali condannati), ma in base a loro orientamento sessuale ritenuto psicologicamente deficitario. Per questa ragione “scientifica”, che sarebbe una distorsione psicologica dei gay, essi non possono essere sacerdoti, anche se osservano la totale astinenza sessuale per tutta la vita e non rivelato a nessuno d'essere gay.

- 2016, Ratio della formazione sacerdotale. Il papa Francesco universalizza la suddetta legge d’esclusione delle persone omosessuali dal sacerdozio per la loro incapacità di raggiungere la maturità affettiva e il corretto relazionarsi con uomini e donne (n. 199-201). Non è casuale che dell’omosessualità il documento ne parla in stretta vicinanza della pedofilia (nn. 202ss.). Il papa Francesco impone questa legge, comunque più importante dell’Istruzione del 2005 e perciò più grave e dannosa, nonostante le sue precedenti dichiarazioni ai media: “Chi sono io per giudicare un gay, se vuole servire il Signore?” (2013), quando faceva intendere che non è l’essere gay a costituire il criterio per escludere la persona dal servizio del Signore. Nel 2016 il papa esprime un giudizio generale: nessun gay può servire il Signore nel sacerdozio, perché nella sua “tendenza” è difettoso psicologicamente. È un giudizio vincolante su tutto un collettivo di persone, che vengono stigmatizzate come con falsità pseudoscientifiche circa la loro non-disposizione psicologica a una regolare maturità affettiva e relazionale, che in certi casi potrebbe essere "curata".

            Questi esempi bastino a intendere quale è la comprensione dell’omosessualità da parte della Chiesa e la sua connessione con la psicologia/psichiatria. Nel volo da Dublino il papa non dice nulla di nuovo, ma si muove all’interno di una dottrina, che ritiene l’omosessualità una tendenza non naturale, ma acquisita come un disordine o una distorsione a livello psicologico. Una volta “dimostrato” scientificamente che l’omosessualità è un fattore deficitario, si possa condannare sia la “tendenza” come “disordinata” sia gli atti compiuti in coerenza con la detta “tendenza” (la falsa distinzione tra la tendenza e gli atti usata dalla Chiesa non regge). Si possa anche consigliare a provare “fare qualcosa” con quella tendenza “inquietante” ricorrendo a uno psichiatra. La risposta del papa è pienamente coerente con la vigente posizione della Chiesa, che è stigmatizzante e offensiva alla verità delle persone omosessuali. L’arroganza con cui la Chiesa insiste sul suo errore, senza un minimo sforzo di oggettiva verifica, è anche offesa all’intelligenza.

 

            5. Pertanto, torniamo alla domanda: perché il Vaticano corregge la dichiarazione pontificia coerente con l’insegnamento e con la prassi pastorale della Chiesa? Le ragioni sono due.

             La prima è la strategia comunicativa della Chiesa cattolica. Si deve tenere l’opinione pubblica all’oscuro dei risvolti di certe dottrine in contraddizione con il sapere umano attuale. Si deve mantenere basso tono di certe aberrazioni per non suscitare le reazioni di sdegno da parte dell’opinione pubblica contemporanea. Possiamo descrivere la mens del potere in seguenti termini: l’opinione pubblica sa piuttosto genericamente che “l’omosessualità per la Chiesa è cattiva”, ma non non deve essere troppo ravveduta sul fatto che la Chiesa ha stabilito le stigmatizzanti norme per escludere i gay da essere professori e maestri delle scuole e altre professioni in contatto con minorenni, allenatori sportivi, sacerdoti, etc.; per limitare i diritti al lavoro e all’abitazione in base all’orientamento sessuale! La Chiesa vuol tenere sotto voce la maniera in cui realmente tratta le persone LGBTI. A suo favore va anche la difusa convinzione che le leggi della Chiesa cattolica sono la sua questione interna, che interessa solo relativamente l’opinione pubblica globale. Si dimentica che attuare contro i fondamentali diritti umani da parte di una religione non è solo la sua questione interna. La religione non può agire contro le persone, indisturbata dall’opinione pubblica solo perché attua nelle discriminazioni con dovuta discrezione. Così all’opinione pubblica arrivano piuttosto notizie (più spettacolari)  di evangelici estremisti, specialmente americani, che rifiutano i servizi ai gay per i "motivi religiosi" (un pasticciere rifiuta di preparare la torta di nozze o un fotografo rifiuta di fare la foto alle persone LGBT, etc.) o quelli che sottomettono apertamente i gay alle terapie riparative, ma si sa poco sul fatto che la Chiesa cattolica, con la sua enorme autorità mondiale, fa esattamente lo stesso (con una mirata discrezioni farisaica). È vero che all’opinione pubblica arrivano notizie di gruppi ultracattolici, giustamente accusati d’omofobia militante, mentre rimane nell’oscuro che la Chiesa appoggia e usa questi gruppi e fa la stessa pericolosa battaglia, solo che nel calculo farisaico, gestisce diversamente la comunicazione della sua violenza omofobica. Essa nell’arte di comunicazione nasconde dette pratiche. Infatti la discriminazione, la persecuzione e il silenziamento dei gay vanno applicati in casi contrati senza pubblicità e sempre con massimo riserbo. La stessa cosa riguarda le cure riparative dall’omosessualità, che la Chiesa permette, ammette, pratica e consiglia, ma senza pubblicizzarle platealmente, passandole sotto voce o a toni bassi. Così “fa del bene” al suo interno a delle persone spesso vulnerabili, ma la sua “buona” pratica non deve essere esposta sulla prima pagina dei temi da dibattere nell’opinione pubblica.

             Ricapitolando, mentre a livello delle dottrine, leggi, prassi pastorali e giuridiche, etc. si mantiene una vera persecuzione e negazione dell’identità e della dignità delle persone omosessuali, la conoscenza da parte dell’opinione pubblica di precisi risvolti di tali delitti contro i diritti umani deve rimanere relativamente vaga. Si difonde l’idea che si tratti delle giustificate questioni “religiose” interne della Chiesa, adatte ai teologi o comunque agli esperti di religione, che “hanno le loro ragioni sufficienti”, che il mondo non può comprendere. Nel frattempo la Chiesa attua contro i diritti umani e contro la rigorosa conoscenza scientifica.

             Per capire la correzione del Vaticano dobbiamo anche chiederci: che cosa “arriva” normalmente all’opinione pubblica del messaggio della Chiesa cattolica? All’opinione pubblica arrivano principalmente le dichiarazioni del papa, che la gente recepisce come l’espressione autentica dello status quo ecclesiale. Così una parola del papa diventa la sconvolgente “scoperta”: la Chiesa cattolica prevede di curare psichiatricamente l’omosessualità; non vede niente di male nel consigliarlo ai genitori di bambini gay. Ma questa aberrante realtà non è né scoperta né novità: è permessa e implicitamente promossa dalle leggi vigenti della Chiesa, che sono molto più importanti di una risposta del papa a un giornalista. In altre parole: anche senza questa risposta del papa, la realtà di cui parla è vigente nella chiesa con il taccito permesso dell'opinione pubblica. È la realtà delle terapie riparative o correttive praticate nella Chiesa o dai gruppi appoggiati dalla Chiesa, consigliata ai genitori spaventati dell’omosessualità del figlio o della figlia... È la realtà in cui vengono indottrinati sacerdoti e altri lavoratori della Chiesa, i quali per poter mantenere il lavoro nella Chiesa devono almeno silenziosamente ammettere quelle e altre ragioni dell’istituzione. Lo sdegno e il rifiuto dovrebbe arrivare non in occasione di una risposta del papa, ma molto prima contro tutto un sistema omofobico mentenuto e non sufficientemente contraddetto in primis da 1.285.000.000 di cattolici e cattoliche nel mondo.

             Ora, a livello comunicativo, quelle idee imposte dal Vaticano, oggi in contraddizione con la scienza, non devono essere divulgate in maniera plateale, come ha fatto papa Francesco, perché ciò sveglia inutilmente l’opinione pubblica, ormai in una buona parte indignata nel suo senso di giustizia contro tale autorevole abuso di coscienza delle persone, alle quali la Chiesa inculca le idee pericolose per la salute pubblica. All’opinione pubblica bisogna continuare offrire idee generiche, senza rilevare sviluppi logici o senza dare occasione per verificarle nella loro interna intelligibilità. Insomma, si deve mantenere il messaggio stigmatizzante dei gay, ma non rilevare i dettagli di quell’approccio che per una buona parte di razionale opinione pubblica sono oggi inaccettabili e offensivi per la verità e la giustizia.

             Nella Chiesa si sa che non dobbiamo neanche “entrare” nei dettagli nei nostri discorsi pubblici, perché anche noi ormai sappiamo che le università e le organizzazioni scientifiche e professionali ci seguono e molto facilmente ci potrebbero dimostrare gli errori sui quali noi basiamo la nostra dottrina. Dunque continuiamo a ribadire la “dottrina” che non regge più razionalmente, ma non diamo la pubblicità e neanche l’occasione a esaminare quali “bestialità” quelle dottrine comportano per la persona umana.

 

             6. Rispetto a quel sistema di comunicazione farisaica, il papa Francesco fa un doppio errore. Da una parte, nella sua (credo autentica) sensibilità vuole mostrare vicinanza all’altro, usa termini positivi di parlare di lui, ribadisce di non voler offenderlo, ma dialogare, accogliere, etc. Così fa risuonare un atteggiamento a cui oficialmente la Chiesa obbliga i suoi seguaci, ma – guarda caso – essa stessa mai ha applicato quell’obbligo. No ha mai condannando una violenza concreta contro un omosessuale perché omosessuale. La raccomandazione deve rimanere una lettera morta, un generico auspicio, comunicato al mondo, ma non applicato e perciò anche non si deve tornare a ribadirlo, come fa papa Francesco.

           Il secondo errore del papa rispetto a quel sistema è che lui nelle sue dichiarazioni fa sentire più o meno lo stato reale di ciò che passa per la sua testa, lo stato delle sue conoscenze, influenze e pregiudizi tra i quali vive in Vaticano. Dunque nello scorrere del pensiero, escono i reali risvolti di una “dottrina” che lui non intende né cambiare né rivedere dal punto di vista della sua veradicità. Così vuole trattare il gay con un psichiatra, però assicurando che li vuole bene (dimentica che voler bene all’altro esige prima di rispettare la sua identità, conoscerla e non mistificala o stigmatizzarla; non si può proporre di voler bene ai gay, mantenendo la dottrina attuale, contrariamente a ciò che crede il papa e anche una buona parte dei gay cattolici).

           Riassumendo, il papa rende visibili i nodi del pensiero che non reggono e così li espone a delle giustificate critiche e condanne, mentre dovrebbe tenerli tutto sotto voce, nel silenzio, nell’omissione dell’invisibilità.

           Il sistema vaticano lo corregge sia per mantenere “oscurità” dell’opinione pubblica sui meandri inumani delle dottrine discriminatorie sia nel panico davanti a eventuali reazioni non solo dal basso, ma dagli ambienti rigorosamente intellettuali e scientifici. Per usare ancora l’antica immagine: vogliamo continuare, come nel passato, insegnare che la Terra non si muove e nello stesso tempo vogliamo essere un interlocutore rispettato negli ambienti scientifici mondiali. Si tratta di un sistema ingannatore, che utilizza la comunicazione religiosa per mantenere il suo potere omofobico sulle masse e nello stesso tempo vuole continuare a sfuggire alla verifica della sua coerenza intelligibile.

 

          7. Il Vaticano corregge il dettaglio che rende visibile la “cura dell’omosessualità”, ma non corregge il tono generalmente positivo e accogliente del papa, che in passato veniva sempre moderato e silenziato per mantenere in piedi il sistema omofobico della Chiesa. Anche qui c’è una ragione importante di tale maniera di procedere.

           In realtà, già da tempo il sistema vaticano si era accorto che il discorso “d’accoglienza” del papa Francesco è molto conveniente per mantenere l’omofobia nella Chiesa. Serve come una maschera buonista per coprire un sistema di pensiero omofobico, che non si tocca e che non deve uscire fuori nei discorsi ufficiali, come le terapie riparative per i gay o il ricorso al psichiatra, etc. Il sistema vaticano ha compreso che il discorso buonista del papa Francesco è la perfetta strategia per mantenere ancora per molto tempo l’omofobia ecclesiale, cioè salvare la strutturale omofobia, rivestendola del buonismo pastorale del papa Francesco.

           La vera mancanza del papa Francesco è che non ha voluto o non ha avuto coraggio di verificare se la posizione ecclesiale circa l’omosessualità si basa sulla verità, è coerente con lo stato scientifico del sapere umano e con la vera esperienza delle persone coinvolte. Lui in principio del pontificato ha promesso un trasparente stile di una reale riforma della Chiesa e non la copertura del sistema di persecuzione con una buona dose di cosmetici. Non è la riforma, ma in un certo senso una anti-riforma, che frena la necessaria verifica, riflessione e maturazione. È la neutralizzazione del problema e di eventuali critiche, proteste o giuste richieste da parte delle persone gay (tutte efficacemente neutralizzate dalla Chiesa). Invece di verificare la plausibilità del sistema omofobico ecclesiale, lo ha coperto e salvato contro le persone omosessuali (suscitando l’incomprensibile aplauso di molti gay cattolici!).

           Per queste ragioni di tattica comunicativa il Vaticano corregge l’aberrazione circa “omosessualità e psichiatria” e non corregge i “toni positivi” verso i gay. Il primo va mantenuto, ma non reso troppo visibile, il secondo va visibilizzato, così copre bene la “bestialità” dei nostri insegnamenti e del nostro sistema di discriminazione.

 

           8. Quell’intrigo puramente farisaico in realtà non trova ancora fine. Se credere ai giornalisti, il Vaticano in occasione di suddetta correzione avrebbe dichiarato che il papa Francesco non avrebbe voluto indentificare l’omosessualità con una malattia psichica. Qui nel smontare il linguaggio vaticano si devono fare due ipotesi.

            La prima possibilità: la dichiarazione vaticano può significare che il papa in quel momento non voleva dire che l’omosessualità è malattia psichica. Questo non significa che non lo possa essere, ma solo che lui in quel momento non voleva dirlo.

            La seconda possibilità: potrebbe anche significare che per la Chiesa non c’è più possibilità di identificare l’omosessualità come malattia psichica (come per l’OMS), ma in quel caso non possono più rimanere in vigore e devono essere urgentemente – per l’amore della verità – ritrattare l’intera posizione ecclesiale sull’omosessualità e la sua discriminazione, perché si base sulla convinzione che l’omosessualità è una innaturale e socialmente pericolosa distorsione psicologica.

            L’intero sistema di discriminazione delle persone omosessuali dovrebbe essere cancellato, se il papa fosse stato coerente con la correzione che ha permesso fare al Vaticano nella sua risposta. Dovrebbe essere rivisto tutto il sistema per l’amore e per la coerenza della verità, ma questa è malata nella nostra Chiesa e ha urgentemente bisogno di una terapia di conversione. Una terapia riparativa, analoga a quella che propone ai gay, la deve applicare al proprio sistema di pensiero e di dominio della gente, che inganna a suo piacimento. Per il momento, inganna con l’indiscutible successo!

 

            Alle persone LGBTIQ cattoliche, cioè alle vittime della LGBTIQ-fobia della Chiesa, ripeto solo: state attenti/e a non collaborare incoscientemente con chi vi perseguita!